Una proposta nella revisione, non una norma già cambiata
AMLA, l'Autorità per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, ha indicato alla Commissione europea alcuni punti da affrontare nella revisione del regolamento sui mercati delle cripto-attività. Il suo comunicato ufficiale è del 7 ottobre; il documento allegato porta la data del 30 settembre 2026.
La distinzione conta per chi legge la notizia pensando al proprio conto. L'autorità propone chiarimenti e interventi, ma il comunicato non modifica MiCA, non concede autorizzazioni e non stabilisce una nuova lista di token vietati. Non cambia automaticamente l'idoneità di un cliente a usare un servizio.
La consultazione della Commissione serve a valutare il funzionamento della disciplina. Eventuali proposte successive dovrebbero seguire il procedimento applicabile. Il testo indica quindi una direzione di lavoro, non una nuova condizione contrattuale entrata in vigore il giorno della pubblicazione.
Staking e prestiti richiedono un'analisi specifica
Secondo AMLA, staking, prestito e assunzione di prestiti non sono disciplinati da MiCA come attività autonome. La risposta riconosce però che gli obblighi di custodia possono già applicarsi ad alcuni aspetti dello staking. Presentare l'intero settore come privo di regole sarebbe inesatto.
L'autorità invita a considerare requisiti dedicati alle caratteristiche di queste attività. Il documento discute raccolta di asset in pool, rendimenti, trasferimenti temporanei del controllo e periodi nei quali il cliente non può disporre liberamente delle proprie risorse. Considera anche gli intermediari che collegano i clienti a servizi decentralizzati.
Per l'utente, custodire un token e impiegarlo in un'attività aggiuntiva sono due passaggi distinti. È proprio questa differenza che la revisione dovrebbe affrontare. La risposta non annuncia un divieto dello staking o dei prestiti e non anticipa il risultato finale del processo legislativo.
Nella DeFi conta il controllo effettivo
Un'altra priorità riguarda i servizi che si definiscono decentralizzati. AMLA chiede una definizione giuridica più chiara e criteri comuni per stabilire se una persona o un'organizzazione eserciti un controllo effettivo sull'attività.
Fra gli esempi figurano la concentrazione dei poteri di governance e la possibilità di sospendere o modificare gli smart contract. In assenza di criteri condivisi, autorità diverse potrebbero trattare in modo differente strutture simili. La risposta considera inoltre il ruolo dei fornitori regolamentati che facilitano l'accesso dei clienti.
L'etichetta DeFi, da sola, non risolve il problema della responsabilità. Allo stesso tempo, AMLA non dichiara che ogni protocollo sia un intermediario regolamentato o che qualsiasi possessore di un token di governance gestisca un servizio finanziario.
Due questioni diverse per stablecoin ed emittenti
AMLA chiede coerenza nel trattamento delle stablecoin i cui emittenti non dispongono dell'autorizzazione richiesta da MiCA. Richiama obblighi esistenti e sollecita chiarezza sui servizi che coinvolgono questi token. Non dichiara che tutte le stablecoin siano prive di autorizzazione o che detenere un determinato token sia diventato illecito.
Separatamente, propone di esaminare alcuni emittenti di token collegati ad attività. Il punto è capire se emissione e rimborso possano avvenire senza adeguata verifica dei clienti e monitoraggio delle operazioni quando nessun altro intermediario soggetto agli obblighi svolge tali funzioni.
Sono quindi due problemi collegati ma distinti: il trattamento delle stablecoin non autorizzate e il perimetro degli obblighi antiriciclaggio per gli emittenti. Riunirli sotto un titolo che annunci un divieto immediato altererebbe il significato del documento.
Informazioni migliori sui servizi transfrontalieri
L'ultima area principale riguarda gli operatori che servono clienti in più Stati membri. AMLA vuole informazioni più precise sulla modalità operativa, distinguendo fra una presenza stabilita nel Paese ospitante e la prestazione di servizi a distanza oltre confine.
Questi dati aiutano le autorità a capire chi deve vigilare e dove si trova concretamente l'attività. La raccomandazione non annulla permessi transfrontalieri esistenti: individua una questione informativa da considerare nella revisione.
Per i clienti, la conseguenza immediata rimane circoscritta. La risposta può orientare requisiti futuri, ma non riscrive le regole attuali. Per verificare l'accesso restano centrali l'entità giuridica del fornitore, la sua autorizzazione e le condizioni del prodotto. Ogni successivo intervento dovrà essere valutato in base al proprio testo e alla propria efficacia.